Spettacolo, politica e diritti per i detenuti delle carceri di Reggio Calabria

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REGGIO CALABRIA – Il sindaco Falcomatà visita i penitenziari reggini con il Garante per i Detenuti Agostino Siviglia. Giuseppe Falcomatà ha fatto visita agli istituti penitenziari cittadini.

detenuti-immagine-in-articolo-2-reggio-calabriaIl primo cittadino, accompagnato dal Garante dei diritti delle persone private della libertà personale del Comune di Reggio Calabria Agostino Siviglia e dalla direttrice Maria Carmela Longo, si è recato presso la Casa Circondariale di Arghillà e “Giuseppe Panzera” di San Pietro. L’incontro, allietato da una simpatica rappresentazione del cabarettista reggino Pasquale Caprì, è stata l’occasione per il sindaco di rivolgere un augurio, in occasione delle festività natalizie, ai detenuti e alle loro famiglie.

detenuti-immagine-in-articolo-3-reggio-calabria“È stata una due giorni gravida di intensità quella trascorsa nelle carceri reggine di S. Pietro e Arghilla’ – ha commentato il Garante Agostino Siviglia – ho concordato con la direttrice dei due istituti penitenziari, Maria Carmela Longo, il consueto spettacolo natalizio, quest’anno affidato al cabarettista Pasquale Caprì, accompagnato dal presentatore Benvenuto Marra, la cantante Adele Laface ed il barzellettiere Mario. Uno spettacolo “leggero”, quindi, volto a donare gratuitamente un momento di condivisione a quanti si trovano a trascorrere le festività natalizie privati della libertà personale e della presenza dei propri cari”.

“Certo – ha aggiunto Siviglia – non sfugge la primaria attenzione che va riservata alle vittime di reato. Ed è in quest’ottica che si innesta l’attivazione del primo Ufficio di Giustizia Riparativa che quale Garante ho promosso e che nel nuovo anno sarà aperto a Reggio Calabria, all’interno di un bene confiscato alla criminalità organizzata.

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Eppure, la legalità e la Giustizia non possono smettere di profondere i propri effetti anche e non marginalmente nei confronti di chi sta scontando la propria pena, così come prescrive la Costituzione Repubblicana. Per questo, evidentemente, quel luogo di afflizione, privazione, sofferenza, qual è il carcere, non lascia indifferenti quanti interagiscono, per ruolo istituzionale, lavorativo o volontario, con le complesse problematiche della detenzione.

E la sofferenza dei detenuti e delle detenute trasuda, assai spesso, da uno sguardo come “perso nel vuoto”, assente, spento, incastonato in un volto provato dalla restrizione o forse dal rimorso del delitto commesso o dalla innocenza disconosciuta; uno sguardo che comunque sia penetra nell’anima di chi quello sguardo lo incrocia. In particolare, sono le tante donne detenute, più di quaranta ormai, che trasudano e trasmettono quel senso di smarrimento, di alienazione quasi.

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Di certo, l’essere mamme o spose imprime nelle detenute una sofferenza ulteriore, visibile agli occhi”.

“Quest’anno – ha spiegato ancora Siviglia – come mai era capitato per un sindaco in passato, il primo cittadino Giuseppe Falcomatà ha voluto partecipare, in entrambi gli istituti penitenziari, a questo momento di condivisione con i detenuti e le detenute, e per questo mi sento di ringraziarlo di cuore, perché la presenza del sindaco in un carcere restituisce ai detenuti la consapevolezza di non essere stati dimenticati e soprattutto di non aver smesso di essere cittadini, persone, esseri umani degni di attenzione ed ai quali le istituzioni hanno il dovere costituzionale di riconoscere “una seconda possibilità”, nel solco della legalità e della risocializzazione”.

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“Ma un sentito ringraziamento va tributato anche alla direttrice del carcere; agli educatori, insegnanti, presbiteri e volontari che all’interno del carcere operano quotidianamente, senza canglore, nel silenzio, nella confidenzialità: perché il bene è discreto, non fa rumore.

Così come gli agenti di polizia penitenziaria svolgono una preziosa opera di sicurezza, ma anche trattamentale. In ultima analisi, dunque, la sofferenza che si respira in carcere finisce per restituire, soprattutto in occasioni come questa, un grande “senso di umanità”, sul quale – ha concluso Siviglia – si può e si deve.

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