Beatrice Campisi canta tutto “Il gusto dell’ingiusto”, e anche con testi in dialetto

ROMA – Il nuovo album di Beatrice Campisi. S’intitola “Il gusto dell’ingiusto”, l’ultima fatica discografica di Beatrice Campisi, uscito nelle scorse settimane, dodici tracce impreziosite da una voce raffinata e coinvolgente che ben si adatta ad una varietà di stili musicali.

beatrice-campisi-immagine-in-articolo-2-cover-albumIn questo suo album, infatti vi si può trovare dal jazz al fusion, dal progressive rock al cantautorato italiano contaminato, persino, da testi in dialetto che valorizzano ancor di più, culturalmente l’opera.

All’indomani dell’uscita del suo ultimo album, abbiamo contattato la musicista.

Beatrice, quando ha scoperto il suo amore per la musica, e, visto la sua poliedricità creativa qual è il genere a cui si sente più legata?

Credo che l’amore per la musica, intesa come arte in grado di fare scaturire emozioni profonde, viva dentro l’essere umano. Tuttavia, c’è una bella differenza fra amare la musica e decidere di farne il proprio mestiere. Ciò che ha determinato la mia scelta è stato il bisogno di comunicare attraverso le modalità a me più naturali e istintive. Sin da bambina ero molto intonata, questo mi ha spinto a studiare canto e pianoforte, ma è stato solo in seguito che ho scoperto quanto la musica fosse importante per me: quando mi sono resa conto che scrivere, comporre e suonare erano diventati un’esigenza quotidiana.

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Ed è proprio quando scrivo che le suggestioni dei miei ascolti legati a generi molto diversi (dalla lirica al jazz, dalla canzone d’autore al folk, dal rock internazionale al rap) emergono a diversi livelli. Non ho un genere preferito, amo invece creare equilibrio e armonia fra stili e sonorità differenti, ricercando sempre nuove strade, nuovi mondi, nuove realtà con cui confrontarmi.

Quest’album ha un titolo originale e intrigante, ce ne vuole parlare?

Il titolo dell’album, liberamente tratto dal secondo libro delle ‘Confessioni’ di Sant’Agostino, prende spunto dal racconto su un furto di pere (narrato dalla voce di Claudio Lolli nell’intro alla traccia 9), avvenuto non per necessità, ma solo per il gusto dell’ingiusto. Il disco narra dunque le storie di vita e le esperienze del singolo, analizzando la dicotomia dell’animo umano, il dualismo che regna dentro ognuno di noi, il lato oscuro che ci conduce inevitabilmente all’errore, accompagnato dalla speranza e dal bisogno di riscattarsi.

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“Il gusto dell’ingiusto”, ha un’ottima qualità tecnica, com’è nato questo suo nuovo progetto?

“Il gusto dell’ingiusto” è frutto della collaborazione con numerosi artisti, cantautori, musicisti italiani e internazionali, fra cui spiccano i nomi di Claudio Lolli, Antonio Marangolo, Jono Manson. Si tratta di un progetto nato in Sicilia ormai otto anni fa, che non vide mai la luce a causa di diversi impedimenti, ma che oggi esce nella sua forma rinnovata e più matura. L’album è stato prodotto da Cobert Edizioni Musicali (Ultra Sound) e Jono Manson con il supporto del MiBACT e di SIAE nell’ambito dell’iniziativa “Sillumina, copia privata per i giovani, per la cultura”. Avere ottenuto questi fondi ci ha dato la possibilità di ingaggiare musicisti eccezionali e tecnici altamente qualificati, che hanno prestato la loro consulenza in tutte le fasi di realizzazione di questo progetto: dalla pre-produzione al mixaggio e mastering (eseguiti da Jono Manson presso il suo studio di Santa Fe in New Mexico). Inoltre coinvolgere un gran numero di musicisti ha portato a una mescolanza di stili e sonorità. La linea rossa dell’album è caratterizzata, infatti, dalla contaminazione dei generi: jazz, canzone d’autore, rock, musica popolare si fondono in uno stile personale. Alla sezione di base composta da voce, pianoforte, contrabbasso/basso e batteria, si aggiungono hammond, rhodes, chitarra classica, acustica ed elettrica, clavicembalo, arpa, fisarmonica, santur, armonica, archi, fiati e percussioni.

Come vede il mondo discografico attuale e quali sono i suoi prossimi appuntamenti?

Purtroppo sono finiti i tempi in cui sperare di essere “scoperti” da un grande produttore discografico. Oggi bisogna darsi da fare in prima persona, mettersi in gioco, lavorare sodo, investire nel proprio talento ogni giorno. Non dico che sia semplice, tuttavia è giusto impegnarsi a cercare il proprio spazio. Io sono positiva, ogni artista presenta delle particolarità e se possiede qualità tali da conquistare una fascia di pubblico allora di certo farà strada. Per quanto riguarda i prossimi appuntamenti sono attualmente impegnata nell’organizzazione di un tour italiano finalizzato a promuovere il mio progetto.

di Maurizio Piccirillo

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