“Alle soglie della profezia” di Pierfranco Bruni, il cammino esistenziale di un uomo

ROMA – La profezia e la madre in Pierfranco Bruni. Un viaggio che scava i sentieri dell’anima. “Le assenze sono le quotidiane presenze. Bisogna vivere la nostalgia fino al punto di dimenticarla”. Versi che graffiano l’anima scavando solchi di memorie. Emozioni che travalicano i confini del mistero per approdare oltre l’infinito dell’arcobaleno.

“Alle soglie della profezia” di Pierfranco Bruni, edito da Pellegrini Editore, segna il cammino esistenziale di un uomo che ha ritrovato se stesso nella presenza delle assenze. Assenze che divengono essenze costanti nella straordinarietà di un vissuto in cui ogni palpito di vita si trasforma in un momento di intensa sublimità.

Il ricordo di un tempo passato che diviene presente perenne e persistente in una realtà che vive nel e del sogno. Ed è proprio in questa dimensione, in cui la visione onirica incontra la metafisica, che germogliano le parole che abitano questo toccante libro di memorie in cui ogni frase rimanda all’esclusività di una quotidianità, irrimediabilmente trascorsa e perduta nell’eterno del tempo.

Sospiri nostalgici respirano ogni singola pagina inframmezzando ricordi ravvicinati nella distanza.

Gli odori, i rumori, le voci di un paese abbandonato per il dolce richiamo di una “vita nova”. Lo sguardo, il sorriso, l’abbraccio di una madre che attende la pazienza di un tempo, racchiusa tra speranze e memorie. Privilegiate confidenzialità, intrinseche complicità, sottintese amorevolezze, esclusive premurosità.

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Un mosaico di sentimenti formidabilmente profondi nella loro intensità, compendio e quintessenza di un rapporto immanente e totalizzante. Gli implacabili confini del tempo nulla possono contro l’invincibilità di quel sentimento esclusivo che lega la madre al proprio figlio e il figlio alla propria madre.

“Io venivo col pensiero a trovarti ogni giorno quando più cupa e fredda mi doleva la vita per riscaldarmi al calore dell’amore tuo che mi rifaceva ogni volta bambino”.

Riflessioni pirandelliane che vivono in Pierfranco Bruni come echi di memorie nel tracciare sentieri tra i cammini di una giovinezza che conducono a quella età adulta che si nutre di gocce di passato, nel vacuo tentativo di rivivere la magia del caldo abbraccio materno, rassicurante, protettore e indefinibilmente eterno.

di Stefania Romito

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