“Il tribunale delle anime”, Donato Carrisi ci spiega che i penitenzieri esistono

COMO – Il tribunale delle anime, romanzo di Donato Carrisi. (2012 Tea – I grandi, 462 pagine). Secondo libro di Carrisi che leggo, purtroppo non in ordine cronologico, questo è stato scritto prima de “Il cacciatore del buio” che ho letto in precedenza. Troviamo gli stessi protagonisti: Marcus il penitenziere, Clemente il suo superiore; Sandra Vega, facente parte della polizia scientifica.

Diverse le vicende che si intersecano, tutte ben separate e che si seguono senza nessuna difficoltà da parte del lettore.
Abbiamo un serial killer in fin di vita e la ricerca disperata di una delle sue ultime vittime che può essere ancora viva. La lotta è contro il tempo per riuscire a salvarla.

Un penitenziere che potremmo definire pentito che lascia ai parenti delle vittime che non hanno ricevuto giustizia delle tracce, così che possano essere loro stessi a risalire ai colpevoli e a punirli con la morte.

Sandra Vega che, rimasta da poco vedova, incalzata da un sedicente poliziotto dell’Interpol, lascia Milano per recarsi a Roma, ripercorrendo le indagini che stava conducendo suo marito. Perché il volo da un palazzo che ha messo fine alla sua vita, non è stato un incidente.

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Qualcuno lo ha ucciso. Perché? Cosa stava cercando? Cosa aveva scoperto?

Una foto rimastole ritrae Marcus, il penitenziere.

Le loro strade si intersecano, prima solo sfiorandosi, poi in modo più brutale.

E ancora, un anno prima veniamo a conoscenza della storia di questo cacciatore. La sua è una preda particolare: sta cercando una persona affetta da uno strano tipo di malattia mentale, che riesce a impossessarsi delle vite altrui, sostituendosi ad esse, diventando, di fatto, l’altra persona.

Le sue indagini lo portano fino a Chernobyl, la Chernobyl post – nucleare, deserta e abbandonata, ma forse non da tutti.

Non annoia, non confonde; ma si fa sempre più interessante.

Alla fine del romanzo, Carrisi ci spiega che davvero i penitenzieri esistono, così come la sindrome di cui è colpito il personaggio cercato dal cacciatore. Apprezzo molto che i suoi scritti siano comunque frutto di ricerca e basati su cose vere.

Scrive Sergio Pent su La Stampa: “Il tribunale delle anime è un’altra straordinaria operazione del genio del male… Scrivere romanzi come questo comporta una certa dose di genialità”.

di Miriam Ballerini

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