Al Teatro Elicantropo di Napoli prima assoluta di Ecce Virgo, regia di Angela Di Maso

NAPOLI – Giovedì 15 febbraio 2018, Teatro Elicantropo di Napoli, Ecce Virgo, testo e regia di Angela Di Maso. I protagonisti, solitamente straordinari interpreti del bel canto, abbandonano, qui, la melodia del suono per divenire dissonanza, intrisa di intimistico silenzio.

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Gianni La Magna e Francesca Rondinella

Sarà il Teatro Elicantropo di Napoli a ospitare, giovedì 15 febbraio 2018 alle ore 21 (repliche fino al 18) il debutto, in prima assoluta, di Ecce Virgo, storia di una monaca di clausura, scritto e diretto da Angela Di Maso, che vedrà protagonisti in scena Gianni Lamagna e Francesca Rondinella.

Presentato da Antego Produzione, Ecce Virgo, testo vincitore del premio nazionale di drammaturgia “Fabrizio Romano”, narra di una monaca di clausura che ha una grave colpa da confessare e sente il bisogno di essere assolta.

Assoluzione che per lei non significa remissione o liberazione dal peccato commesso, come da precetto cristiano, ma comprensione, condivisione dello stesso, accettazione.

Sa che un prete qualsiasi non l’assolverebbe mai per la gravità delle sue azioni, che vanno ben oltre l’impudicizia, ma l’allontanerebbe immediatamente dall’Ordine di appartenenza: da fuori dal mondo, per chi vive protetto dalle mura conventuali, ritornerebbe così fuori nel mondo.

Paradossalmente, la libertà è proprio la condizione che più spaventa la donna, e l’unico modo per potere ottenere la remissione dei suoi peccati è l’essere ascoltata da chi è come lei. Se non lei stessa. Se non lui stesso.

“In una costruzione minimalista, atonale, matematica, geometrica, unisona, d’immobilità in cui il teatro è parola – chiarisce Angela Di Maso – la regia è a specchio. I protagonisti, Lamagna e Rondinella, meglio noti e conosciuti a livello nazionale per essere straordinari interpreti del bel canto, abbandonano la melodia del suono per diventare dissonanza intrisa d’intimistico silenzio”.

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A metà tra gli incubi prodotti dalla coscienza e l’amara realtà in cui i due consacrati sopravvivono da morti, comincia il racconto di una parte della storia della chiesa che mai è rimasto confinato alla sola fantasia.

E’ perversa fantasia, racconto ordinario, ma proprio in questa ordinarietà risiede un male che, dalla notte dei tempi, è ancora di grande attualità, denuncia, scandalosa vergogna. Le torbide confessioni dei due consacrati sono però anche pretesto per indagare altro e oltre: le conseguenze del non amore.

Lo spettacolo si avvale dei costumi a cura di Francesca Loreto, il disegno luci di Cinzia Annunziata, gli elementi scenici di Armando Aloisi, la musica di Angela Di Maso e Arvo Pärt, il trucco di Silvia Manco e Gennaro Patrone.

Ecce Virgo testo e regia di Angela Di Maso, Napoli, Teatro Elicantropo dal 15 al 18 febbraio 2018, inizio spettacoli ore 21 (dal giovedì al sabato), ore 18 (domenica).

Antego Produzione presenta Ecce Virgo, Storia di una monaca di clausura, drammaturgia e regia Angela Di Maso. Testo vincitore del Concorso Nazionale di Drammaturgia “Fabrizio Romano”, con Gianni Lamagna, Francesca Rondinella, musica Angela Di Maso, Arvo Pärt, elementi scenici Armando Aloisi, costumi Francesca Loreto, disegno luci Cinzia Annunziata, trucco Silvia Manco, Gennaro Patrone, assistente alla regia Annachiara Pierleoni.

Durata della rappresentazione 70’ circa, senza intervallo.

Angela Di Maso, le cui drammaturgie sono vincitrici di importantissimi premi nazionali e internazionali (Ruzzante, Fersen, Quasimodo), non ultima la segnalazione al Piccolo di Milano come migliore autrice, è definita proprio da Enzo Moscato, l’autrice in Italia più interessante e originale della drammaturgia femminile contemporanea.

I suoi testi sono stati raccolti in ‘Teatro’, edito da Guida, libro che a poco meno di tre mesi dall’uscita ha superato le 1000 copie vendute.

Di Maso è anche musicista e proprio il processo di transcodificazione – le drammaturgie vengono composte prima sotto forma musicale e poi rielaborate e tradotte in scrittura scenica – diventa una peculiarità fondamentale e cifra stilistica della sua ricerca teatrale volta allo scandagliamento dell’animo umano.

La sua scrittura è strumento straordinario di analisi e autoanalisi – scrive dei suoi testi il regista Pupi Avati con il quale ha collaborato alla sceneggiatura dei suoi film.

Strumento che riversa in un ‘fare’ minimale – ha studiato regia con Gaetano Oliva, attore di Jerzy Marian Grotowski – in cui è la parola protagonista assoluta della scena che si incarna nella voce e nel corpo di attori che diventano anche suono, pausa e silenzio.

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