Cesare De Michelis nel fenomeno del concetto di modernità e di anti-modernità

Pierfranco Bruni

ROMA – Cesare De Michelis è morto. Un amico che amava Giuseppe Berto. “La biblioteca di una persona si forma nel tempo a specchio di chi la raccoglie; dapprima lentamente, un volume per volta, scelto, letto e spesso almeno un po amato; quindi più in fretta, mentre il desiderio si accende a qualsiasi offerta e la collezione cresce sempre più smisurata, invadendo ogni spazio e al tempo stesso smarrendo ogni ordine, fino al punto che spesso ti accorgi di aver raccolto persino un doppione”, sosteneva Cesare De Michelis, parlando soprattutto della sua attività.

Ora che è venuto a mancare quella biblioteca continuerà ad esistere come metafora di una esistenza.



Cesare De Michelis, uno storico della letteratura e un critico letterario che ha caratterizzato una nuova interpretazione di quella letteratura che ha avuto come punto di riferimento il fenomeno del concetto di modernità e di anti-modernità.

Uno scrittore che ha rotto gli steccati di una chiave di lettura interpretativa-ideologica e si è inserito all’interno di una dimensione in cui le origini del neorealismo avevano un’articolazione ben particolare, soprattutto nel romanzo italiano a partire dagli anni ’30.

Il suo studio importante su Federico Tozzi è stato un punto di grande contatto con la storia della letteratura italiana che aveva come idea il dato della modernità del ‘900. Ma oltre Tozzi, De Michelis era partito da un personaggio abbastanza rinnovatore all’interno della letteratura tra ‘800 e 900. Mi riferisco ad Ippolito Nievo. De Michelis in un convegno analizza metaforicamente la geografia di Nievo, non solo fisica ma anche metafisica (la sua relazione verrà pubblicata negli atti del Convegno nel 2001) usando il concetto forte di metafora che ha innescato all’interno di quella determinata visione.

In questo ambito il discorso tra narratori dell’800 e letteratura moderna del 900 diventa un punto di contatto per andare oltre il conformismo vero e proprio, tant’è che nella rivista Studi novecenteschi del 2000 scrive un ampio saggio dal titolo Il conformismo degli intellettuali prendendo in esame e ponendo sotto accusa quegli intellettuali che negli anni ‘50 e ‘60 avevano aderito in maniera stereotipata alla visione di una letteratura prettamente neorealista.

La sua concezione non solo saggistica, ma anche editoriale (De Michelis era il Presidente della prestigiosa casa editrice Marsilio che ha pubblicato autori controcorrente, modernisti, anticonformisti) ha dato la possibilità di “avvisare. Uno dei suoi ultimi libri riporta infatti il sottotitolo Avvisaglia del futuro il cui titolo centrale è Scritture della bonaccia (pubblicato da Morcelliana nel 2017). Un testo che si inserisce all’interno di uno scavo che porta sulla scena la concezione del post illuminismo e quei letterati che avevano caratterizzato la cultura veneziana.

Essendo veneto (era nato a Dolo il 19 agosto del 1943, è morto il 10 agosto del 2018 a Cortina d’Ampezzo) ha puntato i riflettori su quella visione degli studi novecenteschi che gli ha permesso di rileggere Carlo Goldoni creando un grande percorso all’interno dell’opera goldoniana (è stato tra l’altro il Presidente del Comitato Scientifico per le edizioni nazionali delle opere di Carlo Goldoni).

A Venezia ha dedicato molto. È stato consigliere della Fondazione Teatro La Fenice di Venezia. Insieme a Massimo Cacciari ha perlustrato la letteratura sia attraverso un incipit letterario, da parte di De Michelis stesso, sia da un punto di vista metafisico e filosofico da parte di Cacciari. Parlare di letteratura significa per De Michelis parlare di una forma di editoria della letteratura. Del resto i suoi libri dimostrano questo.

Ero amico di De Michelis. Ci siamo incontrati in più occasioni in un momento decisivo per proporre sulla scena Giuseppe Berto nel centenario dalla nascita. È stato fautore nel riportare sulla scena quel Giuseppe Berto tanto bistrattato da una critica ideologizzata. Si impegnò fino in fondo a promuovere il grande scrittore veneto percorrendo tutta la sua opera, soffermandosi non soltanto sul Male oscuro e Anonimo veneziano, ma attraversando il viaggio di questo scrittore che va a Roma, si trasferisce in Calabria dove sceglierà di farsi seppellire. De Michelis è stato il fautore di una riproposta di Giuseppe Berto. Io che a Berto ho dedicato decenni della mia vita di studioso, ho incontrato in lui un punto di confronto con delle idee di comparazione che portavano a uno stesso unico obiettivo che era quello di concepire Giuseppe Berto come un appiglio sicuro per comprendere la narrativa degli anni Sessanta.

Di questo con De Michelis ho discusso più volte perché Berto è un autore della via di mezzo attraverso il quale è possibile rileggere tutta la letteratura che va dalla fine dagli anni ‘40 in poi. Giuseppe Berto muore nel 1978, 40 anni fa. De Michelis nel 2014 ha puntato i riflettori su questo autore quando aveva già pubblicato come Marsilio alcuni suoi testi.

Cesare De Michelis non è soltanto l’accademico, il docente universitario che insegna Letteratura Italiana Moderna e Contemporanea all’Università di Padova, oppure il direttore della rivista Studi novecenteschi che dirige dal 1974. È anche un giornalista che scrive su Il Sole 24 Ore, sul “Corriere veneto”, ma è soprattutto un interprete che rinnova la critica letteraria facendo sì che la storia della letteratura si presenti da un’altra prospettiva sul piano della proposta alle nuove generazioni. Ecco perché ritengo che la sua presenza sia stata fondamentale in una dimensione in cui l’Illuminismo predominava (il Settecento veneziano era la parte enigmatica di una letteratura oltre Goldoni). Diventa anche lo scavatore di uno scrittore trecentesco che vive all’interno di tutta l’opera degli scrittori nuovi, moderni, anticonformisti: Boccaccio. Nel 1983 scrive il libro Contraddizioni nel Decamerone, questo sarà il percorso che lo porterà a Federico Tozzi e a una nuova idea del romanzo contemporaneo del ‘900 fino a rileggere I narratori dell’Ottocento per il Poligrafico della Zecca dello Stato. Modelli interpretativi fondamentali che ci permettono di comprendere il senso e la ragione di una dimensione metaforica, metafisica, non meta-letteraria ma letteraria vera e propria.



Una grande perdita. Un grande critico. Un grande autore in cui la letteratura è diventata vita. Perché non bisogna dimenticare che “Far libri, stamparli, leggerli, scriverli, raccoglierli, venderli, recensirli, nella mia vita mi sembra di non aver fatto altro, come se un’ossessiva passione mi avesse travolto appena ragazzo. Eppure da sempre mi è sembrato non privo di significato farli qua, dov’ero cresciuto, nella nostra terra, magari a Venezia”. È ciò che spesso diceva Cesare De Michelis. Una testimonianza che continua.

di Pierfranco Bruni

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