Giustizia Negata, libro-thriller dell’autrice Tami Hoag immerso in aneddoti e tradizioni

autrice tami hoag
COMO – Giustizia Negata, libro di Tami Hoag (© 2000 Sperling & Kupfer, pagine 404). Giustizia negata è un thriller ben congegnato, che mi ha appassionata e trascinata nella sua storia, dall’inizio alla fine. Dalla nota dell’autrice scopriamo che, il territorio nel quale il romanzo è ambientato, è il French Triangle, che comprende la regione francofona della Louisiana. L’autrice è innamorata di quella zona, che definisce unica dal punto di vista naturalistico, socio-culturale e linguistico. Qui, infatti, si parla il cajun, un dialetto francese.
Raccolti aneddoti e tradizioni, vi ha immerso il suo libro.
Pamela Bichon è stata uccisa in maniera orribile; la scena del crimine dimostra chiaramente che l’assassino ha seguito un macabro rituale. Unico indiziato è Marcus Renard che, nei giorni precedenti la morte della ragazza, aveva dimostrato una morbosa attrazione nei suoi confronti.
Nonostante ciò, al processo viene scagionato da tutte le accuse.
Nel padre della vittima, nella gente, negli stessi poliziotti, scatta la molla della vendetta, travestita subdolamente da giustizia.

Ampio spazio trova nel romanzo questo concetto, aprendo diverse riflessioni personali e sociologiche.
L’unica che resta saldamente attaccata alla vera giustizia e alla ricerca della verità, è il vice sceriffo Broussard. 
Da quel momento i suoi giorni sono funestati da veri e propri attacchi alla sua persona, sia da parte dei colleghi, che da qualcuno che tenta più volte di ucciderla.
Marcus Renard, grato del suo aiuto, comincia ad avere per lei delle insane attenzioni, mentre un violentatore che segue lo stesso modus operandi dell’assassino di Pamela, comincia a seminare il terrore nella zona.
Fourcade, l’investigatore che ha seguito il caso della Bichon, si accorda con la Broussard e, nonostante sia convinto della colpevolezza di Renard, inizia un’indagine ufficiosa con la collega.
Fra i due scatta la passione, ma tutto si amalgama alla perfezione con la trama. Insinuandosi nella ricerca fra i vari sospetti sui quali l’autrice è abile a deviare l’attenzione del lettore.
Solo alla fine si verrà colpiti dalla realtà, una soluzione per niente scontata o semplice.
Un thriller scritto con perizia, appassionante e che funziona.

Giovanni Reale. Nella metafisica il tempo della civiltà europea: da Agostino a Zambrano

articolo di pierfranco bruni su giovanni reale
ROMA – La scomparsa di Giovanni Reale. Nella metafisica il tempo della civiltà europea: da Agostino a Zambrano. La morte di Giovanni Reale (Candia Lomellina 1931 – Luino 2014) è “terribilmente” un segno che ci permette di entrare in quella metafisica del tempo tra il tremore e l’onirico, in un tempo in cui il buio non riesce a penetrare il bosco. Innovatore geniale della filosofia Occidentale, ha offerto una chiave di lettura profondamente legata all’idea di Dio e soprattutto ad una lettura consapevolmente spirituale tra Platone, Seneca, Agostino e Giovanni Paolo II.
C’è da dire è che scomparso il filosofo più zambraniano nella cultura dell’Occidente. A Maria Zambrano, Reale deve quella rilettura non solo di Seneca (ci cui ha tradotto tutta l’opera nel 1994), ma soprattutto la rilettura e la riproposta di una interpretazione che parte, certamente, da Platone e Socrate, ma si innerva nella centralità di Agostino.

È la Zambrano che permette a Reale di ricollocare Agostino al centro dell’Occidente, anzi viene considerato il vero iniziatore della cultura europea. L’Europa, dice la Zambrano, nasce con le Confessioni di Agostino. Da qui  Giovanni Reale apre delle prospettive che non sono meramente filosofiche, di una filosofia accademica, ma ha il coraggio di spezzare la egemonia laica – laicista e porre all’attenzione le coordinate di un Tempo oltre l’Eternità, in cui Dio diventa il Cerchio e l’Orizzonte.
Il problema filosofico dell’Anima non è una questione teologica. Dopo la Zambrano, e quindi dopo Giovanni Reale, la visione del concetto dell’Anima assurge ad una visione della Ragione laica, ma diventa l’invisibile permanente e presente nello sguardo del Cristiano. Non si pone il problema di un Agostino che si converte, come in Paolo, ma si pone finalmente il problema dell’Uomo.
Non è la conversione che penetra il labirinto della metafisica dell’anima, ma è quel diamante, per dirla con Teresa D’Avila, che vive le mansioni della Bellezza.
Gli studi di Giovanni Reale hanno una loro progettualità e pongono come asse il modello, appunto, del Tempo – Anima. Un modello di una cultura che trova nella grecità il fondamento. La Grecia è il luogo della filosofia, ma la filosofia non è il pensare, piuttosto il pensiero dell’Uomo che attraversa le epoche e diventa, quindi, metafisica dell’essere. Nei sui testi, da Platone a Socrate e soprattutto alla impostazione di una “diversa” storia della filosofia da proporre alle nuove generazioni, la Grecia ha il suo humus nel verso dell’Immortalità e la presenza di Dio, non divina, attenzione, è la chiave di lettura dell’universo metafisico.
C’è una differenzazione sul concetto di Anima che resta importante, e dove la presenza della Zambrano è una costante, proprio quando traccia il profilo della storia della filosofia. L’Anima, come concetto in una lettura filosofica pura, non ha una sua connotazione di origine cristiania.
Come già dicevo va riletta la dimensione ontologica perché la Grecia è alla base, in modo zambraniano, della metafisica dell’Anima e dell’Anima e Agostino è la cultura della religiosità dell’Europa.
Giovanni Reali nel 1975 scriveva: “Molti, sbagliando, ritengono che il concetto di anima sia una creazione cristiana: è sbagliatissimo. Per certi aspetti il concetto di anima e di immortalità dell’anima è contrario alla dottrina cristiana, che parla invece di risurrezione dei corpi. Che poi i primi pensatori della Patristica abbiano utilizzato categorie filosofiche greche, e che quindi l’apparato concettuale del cristianesimo sia in parte ellenizzante, non deve far dimenticare che il concetto di psyche è una grandiosa creazione dei greci. L’Occidente viene da qui”.
L’Occidente che oggi viviamo non ha ancora risolto il problema, perché è troppo radicato in una cultura laica – laicista e recuperare quelle “periferie” non geografiche, per dirla con Papa Francesco, significa trasformare una civiltà dello “scarto” in una civiltà dell’anima.
Tracciati che Reale aveva individuato quando scrisse le straordinarie pagine su Giovanni Paolo II definendolo, e definendo così anche i suoi scritti, “un pellegrino dell’assoluto”.
Quando ho scritto il mio libro su Giovanni Paolo II, “Canto di Requiem”, (2005, 2006) Giovanni Reale mi è stato molto vicino. A lui devo tante di quelle riflessioni sulla teologia e la filosofia dell’essere. Fu uno dei primi che lesse quel mio libro e fu lui ad indicarmi alcuni cammini che restano nel mio cuore e nella mia anima.

La storia dell’Italia moderna caratterizzata della storia dei Carabinieri. Modello educativo

storia carabinieri bruni
ROMA – Il Carabiniere. La storia l’Istituzione la tutela. Un Bicentenario come modello educativo alla legalità. La storia dell’Italia moderna è caratterizzata della storia dei Carabinieri. La storia d’Italia moderna, pre –  risorgimentale dell’Italia pre – unitaria sino ai giorni nostr,i passa, inevitabilmente, attraverso la storia dei Carabinieri e di quell’Italia vissuta all’interno di una età post – illuminista e dentro i processi politici che ponevano l’Austria come riferimento di efficienza. Infatti, proprio negli anni in cui Vittorio Emanuele I di Savoia tornava in Sardegna la politica efficiente ha come centralità, in Italia, l’Austria (rappresentata dal Regno lombardo – veneto) che influenza gli Stati italiani.
Dalle lotte risorgimentali alle varie e complesse vicissitudini che dal 1814 ad oggi hanno caratterizzato la nostra storia mediante fulgidi esempi, di eroismi, sacrifici, abnegazioni e senso del dovere culminati nel sintomatico motto: “usi obbedir tacendo e tacendo morir”.

Il Corpo fece il proprio dovere anche di fronte a situazioni delicate ed incresciose, quando ad esempio, dovette assumersi “l’ingrato compito di mettere l’eroe” agli arresti. Ci riferiamo, evidentemente, a Giuseppe Garibaldi.
Dopo il 25 luglio 1943, spettò nuovamente all’Arma fare il proprio dovere e, “rappresentata dal tenente Frignani e dai capitani Aversa e Vigneti, eseguire l’arresto dello stesso Mussolini”. Vittime pure dell’infelice episodio delle Ardeatine, i Carabinieri – distintesi segnatemente sul fronte russo – riuscirono a mantenere la disciplina anche quando si trovarono tra le mani il caso di Ettore Muti.
L’Italia ha sempre guardato con attenzione, comunque, alla Francia e lo stesso Vittorio Emanuele I raccolse le istanze della gendarmeria francese nel progettare i primi studi per le istituzioni dei corpi militari. Credo, però, che la gendarmeria francese ha origini che risalgono al Medio Evo e che si è maggiormente intensificata intorno al 1536 con Francesco I di Volois, il quale diede, per primo, l’ordine di reprimere i disordini legati al brigantaggio grazie alla trasformazione della Polizia in un Corpo dalla duplice funzione, ovvero civile e militare. Si capì subito la necessità di creare anche in Italia un Corpo dei Carabinieri Reali, che garantissero l’ordine pubblico dalle minacce che incombevano nel territorio nazionale.
Il barone Des Geneys stilò un documento con l’obiettivo di incorporare non solo gli effetti ma anche alcuni ufficiali eccellenti. De Geneys era maggiore generale delle armate di fanteria. Vennero costituiti due progetti.
Il primo riguardò l’istituzione in un corpo militare firmato da Luigi Prunotti che era capitano reggente di Pinerolo.
Il secondo riguardava un progetto di istituzione provvisoria per il Corpo dei Carabinieri Reali controfirmato dal generale d’armata Giuseppe Thaon de Revel.
La nascita del Corpo dei Carabinieri segna la data del 1814, siamo dunque al bicentenario, e il 13 aprile dello stesso anno furono promulgate le Regie Patenti. Da questa data in poi la presenza del Corpo dei Carabinieri assume un ruolo importante . Il primo comandante generale del corpo si può considerare Thaon de Revel.
La prima articolazione trova il Corpo dei Carabinieri a cavallo e il Corpo a piedi. Uno dei dati storici centrale è che il personale doveva essere assolutamente fedele alla monarchia sabauda tanto che i primi uomini furono scelti tra coloro che erano invisi o perseguitati dalla odiata polizia napoleonica.
Questo è uno dei primi dati che creò un vasto dibattito all’interno non solo della storia dei Carabinieri ma nella stessa storia d’Italia moderna e contemporanea. Ci sono riferimenti storici che vedono il Corpo dei Carabinieri come raccordo centrale nei processi non solo di tutela dello Stato e dei cittadini ma anche dei passaggi epocali, che hanno segnato la storia d’Italia.
Date precise: 1860. Garibaldi il 14 luglio del 1860 costituisce in Sicilia un Corpo di Carabinieri. Due anni dopo l’Arma si regge su un comitato di 14 legioni, 38 divisioni, 100 compagnie, 174 luogotenenza e quasi 2200 stazioni. Il Corpo dei Carabinieri partecipa da Nord a Sud alla costituzione del Regno d’Italia e nel 1864 che viene detto Benemerita.
Ci sono almeno cinque tappe fondamentali, che segnano l’intreccio tra la storia politica e la storia dei Carabinieri. Il primo coincide con gli arresti di Garibaldi. Il secondo con la guerra scatenate tra briganti e banditi nella problematica connessa all’usufrutto delle terre annesse al Regno.
I Carabinieri svolgono un compito fondamentale del ripristino della legalità. Ma andiamo con ordine :
– 1861 la presa di Porta Pia;
– 1814 – 18 la Prima Guerra Mondiale;
– il ventennio fascista;
– l’arresto di Mussolini;
– gli anni del terrorismo a cominciare dagli anni ’60 sino alla fine degli anni ’80.
Fedele alle sue gloriose tradizionali, il Corpo non mancò mai ai  suoi doveri sia per quanto riguarda il problema dell’ordine pubblico – molto delicato nell’immediato dopoguerra anche per effetto di mancanza di lavoro- sia, ancora, per quel che concerne la missione in Somalia o le questioni connesse al banditismo siciliano e sardo.
Un altro episodio che coinvolse l’Arma fu, negli anni ‘60, la situazione dell’Alto Adige, investito da spinte separatistiche, che covavano da quando la regione era stata assegnata, dopo la Prima Guerra Mondiale, all’Italia. Anche in questa circostanza, l’Arma ebbe le sue vittime, conseguenze di imboscate e di vili attentati terroristici.
Il Corpo ha offerto alla patria fulgide figure, quale il generale Dalla Chiesa, che pagò con l’estremo sacrificio il proprio attaccamento alle istituzioni : “La lotta contro la mafia continua. Molte sono state ancora le vittime con Falcone, Borsellino, giudici, forze dell’ordine e Carabinieri, altrettanti combattenti nella battaglia per affermare l’ordine e la legalità. Giorno e notte presente al servizio della popolazione della nostra Patria da quasi due secoli, la gloriosa Arma dei Carabinieri compie con fedeltà il suo dovere. La storia continua nella speranza”.
Un altro momento è dato dalla storia recente con il ruolo svolto anche a Nassirya. Nel nome della storia la storia dei Carabinieri ha letto l’identità nazionale di un popolo.
Un Corpo militare che fa onore all’Italia dalla sua costituzione avvenuta, come recita il regolamento, per “invigilari i mendicanti, vagabondi e la gente senza mestiere e specialmente le persone che saranno indicate ai medesimi come sospette”. Una storia che costituisce un modello educativo. Si educa attraverso esempi e testimonianze. Modelli in un essere e fare pedagogia attraverso la storia.

Formaggio. Il nuovo album di Attilio Fontana, il campione di Tale e Quale Show presenta Wanda

formaggio fontana
ROMA – Attilio Fontana, il campione di Tale e Quale Show presenta il nuovo disco. Dopo «tre anni di incubatrice» nasce Formaggio. Così Attilio Fontana intitola il suo nuovo album, che uscirà il 14 novembre, preceduto dal singolo “Wanda”. Parte il nuovo viaggio musicale di Attilio Fontana, che in compagnia del grande chitarrista Franco Ventura e una band di “Illustri musicanti”, si prepara a presentare “WANDA”. ll primo singolo tratto da “FORMAGGIO”, il nuovo disco dai “colori caldi e particolarissimi, che da grande spazio di espressione alla virtuosistica band di quattro musicisti d’eccezione come Franco Ventura alle chitarre, Luca Pirozzi al contrabasso e basso elettrico, Salvatore Corazza alla batteria e percussioni e Ettore Gentile al Pianoforte”.
Cos’è Wanda ? Anzi Chi è Wanda?
“Wanda è una donna pura, che vive nel suo mondo dove l’arrivismo non è concepito come ossessione ma come passione, curiosità, desiderio di scoprire il mondo con gli occhi di una bambina non inquinata dall’ambizione sfrenata e molto coraggiosa nell’amare.

La canzone è un contenitore ossessivo di immagini, oggetti e voli pindarici. Tutto condito da una moltitudine di input che siamo costretti a mescolare in quest’epoca caratterizzata da milioni di informazioni al secondo, un momento storico in cui siamo invasi e pervasi dalla velocità e siamo costretti a mescolare immagini cruente, alternate a slogan o promesse che durano il tempo d’un soffio di vento.

Wanda è però anche un omaggio al meraviglioso mondo di Rino Gaetano che fa capolino “tra le righe” nella composizione di Attilio e, quasi seminascosto, torna a trovarci, dando anima e corpo al desiderio di tornare bambino, seppur a tratti, in una realtà dove, oltre al presente, emerge energicamente l’abbraccio nostalgico al mondo di Gianni Rodari. Un universo di immagini rarefatte che si alternano a ritratti a volte ironici, a volte romantici. Ma comunque magici.
Il Video
Regia di Mattia Benetti
Il Video della canzone “Wanda” nasce dall’idea di raccontare un breve viaggio “Felliniano” dove si mescolano sogni, personaggi e sensazioni in un luogo non luogo.
Una piccola processione poetica che vede al centro una bellissima donna in un letto-altare pieno di oggetti e giocattoli. Wanda si lascia trasportare da Attilio, capitano e “marinaio” che in questo viaggio musicale trascina a fatica questo amore, l’unica cosa che lo salva da “illusioni e promesse”.
Wanda nel video è interpretata dalla bellissima e talentuosa attrice Clizia Fornasier che dopo l’esperienza di “Tale e Quale Show” con Attilio, ha deciso interpretare questa incantevole Wanda  giocando con autoironia e talento.

Piccoli cuochi a Pradamano, gli aspiranti grandi chef di domani si sfidano tra pari in Friuli-Venezia Giulia

pradamano udine cuochi
PRADAMANO (UDINE) – Junior Chef: a Pradamano, la tappa friulana della grande sfida fra piccoli cuochi. Scuola di cucina Mestoli&Padelle – 18 e 25 ottobre 2014. Per due sabati consecutivi, a Pradamano, gli aspiranti grandi chef di domani potranno finalmente sfidarsi tra pari, in una competizione di portata nazionale, appositamente pensata per loro. È ai bambini e ragazzi di età scolastica, con una preferenza per la fascia compresa tra gli otto e i tredici anni, infatti, che la Scuola di cucina Mestoli&Padelle (scelta come sede regionale di un evento che coinvolgerà tutta la Penisola) dedica il più atteso fra i suoi prossimi appuntamenti: Junior Chef.

Micol Pisa, titolare e docente della scuola, affascinata fin da bambina dall’insegnamento e dall’arte culinaria, si dice fiera di ospitare un concorso come questo, che intende proporsi quale buona occasione per avvicinare fin da subito i più giovani ai piaceri della cucina e di una sana e corretta alimentazione.
Quello offerto da Micol sarà un corso gastronomico con finalità didattiche ed educative, una vera e propria Piccola Accademia del Gusto all’interno della quale bimbi e ragazzi – senza peraltro dimenticare un adeguato coinvolgimento delle loro famiglie – potranno esprimere il proprio talento, dimostrare la propria creatività ed abilità, avvicinandosi in modo consapevole alla cultura del cibo e della buona tavola. 
All’esercitazione pratica – sabato 18 e 25 ottobre, dalle 15,30 alle 17,30 – si affiancheranno ampi spazi dedicati al divertimento, senza però mai perdere di vista l’obiettivo principale: eleggere il fortunato vincitore che di diritto accederà alle fasi finali del Concorso Nazionale (la finalissima si svolgerà a Roma – il prossimo 22 novembre – presso la Scuola di cucina di Anna Moroni, noto braccio destro di Antonella Clerici nella trasmissione Rai “La Prova del Cuoco”). 
Per trasmettere a bimbi e ragazzi il gusto sano della competizione, però, Junior Chef ha pensato anche ad un premio-ricordo da consegnare a tutti i partecipanti: un set composto da t-shirt, grembiule e cappello da chef, più una rivista-ricettario realizzata su misura per loro.

Liliana Eritrei e Adriana Sabbatini scrivono “The Dancer”, racconto in dodici round che attraverso la boxe parla d’amore

eritrei sabbatini
ROMA – The Dancer. Storia di amore e di pugni in 12 round. Da questo mese in libreria. “Saltellando al ritmo della sua musica il pugile fende l’aria con i guantoni e c’è un’espressione nuova nel suo sguardo (…). La porta dello spogliatoio si spalanca e la musica dello stereo si dissolve nell’esplosione ritmica che arrivava dallo stadio gremito…” Ben Mbasa è “The Dancer”. Talento naturale, pugile per caso, partito dal Senegal e giunto nel Salento, terra magica e ricca d’energia, dove i destini di uomini provenienti da luoghi diversi s’intrecciano per dare vita a una storia “d’amore e di pugni”. La tormentata passione di Ben per Lara, la sua donna italiana. L’affetto e la stima per Rocco Di Santo, manager e scopritore di talenti. L’amicizia e il tradimento. Infine la chance inaspettata del match per il titolo mondiale accanto al suo allenatore, da sempre convinto che proprio Ben fosse il “miracolo” atteso da anni, colui che possedeva “il graffio di Dio”. 
Due autrici, Liliana Eritrei e Adriana Sabbatini, scrivono di boxe (sport maschile per antonomasia), con un linguaggio accattivante e un taglio cinematografico, per raccontare l’incontro-scontro di due culture apparentemente distanti ma in realtà sorprendentemente simili, come spesso accade per tutti i sud del mondo.

“The Dancer” è un racconto in dodici round che attraverso uno sport antico e nobile come la boxe, parla d’amore in tutte le sue sfaccettature e catturerà i lettori di tutte le età. (190 pagine, Edizioni Minerva)
Liliana Eritrei
Vive e lavora a Roma. Un lungo percorso nel mondo dello spettacolo iniziato come attrice di prosa drammatica, proseguito con esperienze nel cinema e nel varietà televisivo d’autore, approdato alla sceneggiatura e al testo teatrale, infine alla narrativa. Dal 2000 svolge l’attività di Acting Coach per attori professionisti. Come regista cinematografica ha realizzato il cortometraggio “Io sono qui, finalista al RIFF 2014 (Rome Independent Film Festival).    
Adriana Sabbatini
Vive e lavora a Roma. Inizia la sua carriera come giornalista pubblicista collaborando con quotidiani e riviste nei settori sport e spettacolo. E’ stata consulente e autrice di numerosi programmi televisivi (Blitz, Alla ricerca dell’arca, Samarcanda, Via col vento…) Dalla fine degli anni ’90 è impegnata come casting director (Una storia italiana, Il capo dei capi, Maria Montessori,Tre metri sopra il cielo, Alcide Gasperi, L’uomo sbagliato, Rino Gaetano, Un matrimonio ecc.)Ha collaborato come autrice a soggetti per il cinema e la televisione.

Operazione paura, titolo internazionale Kill, Baby, Kill!, al Festival Internazionale del Film di Roma

film
ROMA – Operazione paura di Mario Bava nella serata inaugurale del Festival Internazionale del Film di Roma. Un classico del gotico che ispirò Fellini. Un restauro digitale presentato da Joe Dante. A cent’anni dalla nascita di Mario Bava (31 luglio 1914- 25 aprile 1980), il CSC/Cineteca Nazionale presenta il restauro di uno dei classici del cinema gotico italiano, Operazione paura (1966), noto nel mondo con il titolo internazionale Kill, Baby, Kill! Il film, restaurato in digitale da CSC/Cineteca Nazionale in collaborazione con l’avente diritto Euro Immobilfilm, sarà proiettato la serata inaugurale del Festival Internazionale del Film di Roma, giovedì 16 ottobre 2014, alle ore 22, alla presenza del regista Joe Dante, storico fan di Mario Bava.

In occasione della proiezione, verrà presentato il volume fuori commercio Gotico italiano. Il cinema orrorifico 1956- 1979, a cura di Steve Della Casa e Marco Giusti, edito dal Centro Sperimentale di Cinematografia.
L’immagine da incubo del film, la bambina con la palla (foto 1), ispirò due anni dopo le scene analoghe  di Toby Dammit di Federico Fellini (foto 2).
SCHEDA Operazione paura (Italia, 1966, colore, 85’)
Regia: Mario Bava; Interpreti: Giacomo Rossi Stuart, Erika Blanc [Enrica Bianchi], Piero Lulli, Fabienne Dali, Max Lawrence [Luciano Catenacci], Micaela Esdra; Sceneggiatura: Romano Migliorini, Roberto Natale, Mario Bava su soggetto di Renato Migliorini e Roberto Natale; Fotografia: Antonio Rinaldi; Montaggio: Mario Bava, Romana Fortini; Musica: Carlo Rustichelli; Produzione: Luciano Catenacci, Nando Pisani per VDE Films
festival roma
Trama: Un villaggio è colpito da una maledizione perché i suoi abitanti lasciarono morire dissanguata una bambina, che, riportata in azione dalla madre medium, si vuole vendicare.
La critica: “Uno dei più bei film fantastici italiani, tra i migliori di Bava. Girato con stile surreale, mescola incubi e realtà creando una tensione ininterrotta. Da antologia alcune sequenze.” (Paolo Mereghetti, Dizionario dei film)
Focus Mario Bava- a cura del CSC/ Cineteca Nazionale:
Operazione paura (1966) giovedì 16 ottobre 22,30 (Teatro Studio)- sabato 18 ottobre ore 16 (Multisala Barberini)
La maschera del demonio (1960) domenica 19 ottobre ore 15 (Teatro Studio)
La ragazza che sapeva troppo (1963), domenica 19 ottobre 2014, ore 23 (Teatro Studio)
5 bambole per la luna d’agosto (1969) lunedì 20 ottobre ore 15 (Teatro Studio)
La frusta e il corpo (1963), lunedì 20 ottobre ore 19,30 (MAXXI)
Joe Dante (1946) è uno dei maestri del cinema fantastico americano. Cresciuto alla scuola di Roger Corman e nella venerazione dei classici horror di serie B, si è affermato con Piraña (1977) cui hanno fatto seguito titoli memorabili come L’ululato (1981); Gremlins (1983); Explorers (1985); Salto nel vuoto (1987); Matinée (1993); La seconda guerra civile americana (1997); Looney Tunes: Back in Action (2003); The Hole (2009). Il suo ultimo film, Burying the Ex, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia, è un nuovo omaggio al cinema horror classico, Bava compreso.

Futurismo in Piero Bigongiari. Rivoluzione tra l’uomo e la scrittura. Un esistere tra i linguaggi e la poesia

scrittore futurismo
ROMA – Il Futurismo in Piero Bigongiari è rivoluzione tra l’uomo e la scrittura a 100 anni dalla nascita del poeta toscano. Il Futurismo trova la sua “rivoluzione”  proprio nel compimento di un processo linguistico che attraversa completamente l’Ermetismo. Un interlocutore di questa intelaiatura letteraria, ama anche storica, è Piero Bigongialo. Un elegante poeta e un attento critico letterario nel  suo “autoritratto” traccia proprio il profilo di un esistere tra i linguaggi e la poesia.
In pieno 1968 scriveva “Rugge il fuoco come un’acqua su un carico acceso all’improvviso/dove il gioco si fa attento, manca la carta ladra/cercata nella manica; ma il cerchio è nella squadra//e l’inimmaginabile al fondo delle immagini”. Ci sono percorsi nella vita di Piero Bigongiari che “oscillano” tra il confronto con i testi e la ricerca della parola poetica. Una destrezza che è anima creatrice. Rileggerlo significa, tra l’altro, mettere le mani in un Novecento delle sfide poetiche.

Sfide sì, perché i suoi studi sono principalmente incentrati, sul piano letterario, sue due elementi: quello Futurista  e quello pre e post ermetico.

Infatti sul Futurismo dirà: “Il futurismo ha adempiuto a una vera e propria rivoluzione del rapporto fra l’uomo e la scrittura, fra l’uomo e la parola….”. Più volte ho riletto le sue pagine e i suoi suggerimenti critici e la chiave di lettura proposta sul Futurismo presenta una forte attualità. Quell’attualità fatta di pensiero che sembrano smarriti ma sono nell’essere del linguaggio.
Una rivoluzione del linguaggio nella vita dell’uomo. D’altronde Bigongiari, nato a Navacchio il 15 ottobre del 1914 e morto a Firenze il 7 ottobre del 1997) fu uno degli ermetici più sottili che usò la lingua come estrema visione del sublime.  Dal 1942 al 1996 i suo intesti poetici hanno tutti un filo che si intreccia ad una liricità che trova nella metafisica la sua centralità.
In fondo alla base della sua formazione c’è Giacomo Leopardi, ma questo non lo allontana dall’approfondire e proporre come modello innovante il Futurismo come arte e come linguaggio.  Al 1947 risale la sua elaborazione sulla lirica di Leopardi sino all’ultimo saggio che porta la data del 1962. Una poesia come estremo limite di un intermezzo. Ma sono consistenti i suoi costanti confronti con tutta la poesia. Si pensi alle sue considerazione sulla poesia di Sandro Penna.
Nel 1950 ebbe a scrivere su Penna: “Nell’intervallo rumoroso tra gli anziani e i giovani della poesia italiana, intervallo riempito di espedienti tecnici ma in definitiva avaro di autentica poesia, il nome di Penna è destinato a restare./ Con un suo contenuto povero, giuntogli dissanguato dal binomio Saba – montale che ha esaurito la ‘ prosaicità’ e l’ ‘occasione’ poetica lasciando ben poco ancora da cavare da un discorso poetico che abbia avuto come punto di partenza il tono crepuscolare, Sandro Penna è riuscito ad avviare il suo piccolo ma completo discorso, pur restando ancora così vicino, pericolosamente, ai suoi ‘anziani’, forse proprio perché si è fermato all’introibo del suo trasalimento. Nasce, questo discorso, da una interiorizzazione dell’impressionismo: da un impressionismo riflessivo”.
Vero e serio conoscitore del Novecento letterario. Sapeva fare le distinzioni, ma conosceva il tessuto sia storico che letterario della poesia sia dei parametri poetici. Da poeta. Forse è proprio vero che i veri conoscitori della storia della poesia restano i poeti, ovvero quelli che la poesia la creano.
Ma la sua visione articolata sul Novecento, da critico – poeta, resta la profonda conoscenza del Futurismo. Resta importante questa cesellatura: “…Il futurismo ha veramente rovesciato la concezione classicista dell’uomo come utente di parola che era considerata stitica, mera portatrice di significati, di cui si spossessa nell’atto stesso della pronuncia, rimanendo soltanto il ritmo fermo, drastico, puro del suo passaggio di messaggera ignara di un messaggio ne varietur. Nel futurismo l’opera di Marinetti, direi, ha una fondamentale importanza soprattutto per il carattere che egli è riuscito a esplicare attraverso i vari manifesti – non solo nel primo ma anche negli specifici manifesti successivi – di una poesia tutta pragmaticamente sublimata nella propria poetica”.
In realtà Bigongiari poeta giunge all’Ermetismo attraverso il Futurismo. La sua poesia è stata attraversata dalla parola futurista. E tra Futurismo ed Ermetismo coraggiosamente pone Giacomo Leopardi. È, in fondo, Leopardi la guida e l’indirizzo di tutto il suo camminare  lungo il percorso della parola. L’ombra e la luce vivono sotto la luna.
Ci sono metafore che lo riconducono al Leopardi delle rimembranze. La memoria è un assoluto.
Da “Vetrata: “O memoria, la terra è il tuo ritorno /negli occhi, le magnolie /in un torno di gridi dai cortili /traboccano, sui lividi ginocchi /spunta l’età più grande come un’alba”. Il Leopardi che resta l’agonia e l’immagine nell’assenza – essenza è una memoria indelebile. Ma quel suo catturare l’immagine come forza è un filo che soltanto il Futurismo può offrirgli.

Seyoung Park, Roberta Mantegna, Olga Busuioc: tre donne ai primi 3 posti del Concorso Lirico “Iris Adami Corradetti”

Concorso Lirico “Iris Adami Corradetti"
PADOVA – Podio tutto al  femminile per il XXVII Concorso Lirico Internazionale “Iris Adami Corradetti“. Si è concluso sabato sera, 11 ottobre 2014, al termine di un lungo tour de force che ha visto avvicendarsi per cinque giorni sul palco del Teatro Verdi i nuovi e giovani talenti della lirica impegnati nelle prove della ventisettesima edizione del Concorso Lirico Internazionale “Iris Adami Corradetti“, biennale dal 2010, inserito all’interno della Stagione Lirica di Padova 2014, organizzata e promossa dall’Assessorato alla Cultura e Turismo del Comune di Padova e realizzata grazie al Ministero per i Beni e le Attività Culturali, con il sostegno della Regione Veneto e il contributo della Fondazione Antonveneta.

La giuria del concorso lirico internazionale “Iris Adami Corradetti“ ha scelto la voce del soprano coreano trentaduenne Seyoung Park, vincitrice del Primo premio assoluto al Concorso internazionale « Gran Premio Francesco Vinas » di Barcellona, e del secondo premio al concorso « Voci verdiane » di Busseto e sempre del secondo premio al Concorso internazionale Monserrat Caballè di Zaragoza. Va dunque a lei il  primo premio di 5 mila euro, mentre  i 4 mila del secondo premio sono andati al soprano siciliano Roberta Mantegna, 26 anni, attualmente iscritta al biennio di specializzazione di canto lirico-operistico presso il Conservatorio “N. Piccinni” di Bari ed  Artista del coro a tempo determinato presso la Fondazione Petruzzelli e Teatri di Bari.
Iris Adami Corradetti
Al  terzo posto, infine, ancora un soprano, la moldava Olga Busuioc, allieva di Mirella Freni, già vincitrice di numerosi concorsi prestigiosi tra cui Operalia fondato da Placido Domingo. Nella Stagione 2014/2015 canterà Manon Lescaut diretta da Placido Domingo al Teatro Palau de Les Arts  a Valencia
C’erano anche altri premi speciali: dalla Fondazione Lucia Valentini Terrani la borsa per il concorrente più giovane tra i finalisti è andata al mezzosoprano ventunenne Clarissa Leonardi, iscritta al V anno del corso di canto al conservatorio di Vibo Valentia, già vincitrice di premi in concorsi nazionali ed internazionali tra cui il premio “Mietta Sighele” al Concorso Internazionale Riccardo Zandonai di Riva del Garda e finalista al Concorso Internazionale Magda Olivero di Milano.
Due premi speciali sono stati offerti dall’associazione “Cantiere all’opera” ai soprani Seyoung Park e Roberta Mantegna scritturate per uno dei concerti della Stagione lirica e concertistica dell’associazione.
Dai 144 iscritti al concorso che hanno disputato le fasi eliminatorie, con una presenza italiana incredibilmente in aumento, sono state selezionate le dieci voci che si sono esibite sabato sera nel concerto pubblico al teatro Verdi accompagnate dall’Orchestra di Padova e del Veneto, diretta dal M. Andrea Albertin.
Un simpatico e gioviale Alberto Terrani ha presentato la serata e, con l’intento di smorzare la tensione della gara, ha sostenuto i giovani artisti, concentrati per l’esibizione e in trepidante attesa del verdetto finale. Un omaggio ed un ricordo sono stati resi dal M.Terrani al soprano Anita Cerquetti, scomparsa nella mattina di sabato 11 ottobre, invitando tutta la platea ad alzarsi in piedi e a rispettare un minuto di silenzio.
Di rilievo internazionale, come in ogni edizione, anche i nomi presenti nella commissione dell’edizione 2014, presieduta dal soprano padovano Mara Zampieri. Per la prima volta in giuria un rappresentante di un’etichetta discografica, Costa Pilavachi, senior V-P Universal Music (Decca, DG), il direttore artistico della Deutsch Opera di Berlino Christoph Seuferle, il Direttore Artistico del Teatro Bolshoi di Mosca Leonid Jivetski, Sophie De Lint, direttore della programmazione Artistica del Teatro dell’Opera di Zurigo, il  direttore Artistico del Teatro dell’Opera di Budapest Anger Ferenc, il direttore Artistico del Theater An Der Wien di Vienna Sebastian Schwarz, l’Assistente alla Direzione Artistica del Teatro Real di Madrid Damià Carbonell Nicolau, il Consulente Artistico Evamaria Wieser,  Renate Kupfer, consulente casting, il Direttore artistico della Fondazione Arena di Verona Paolo Gavazzeni ed il consulente artistico del Maggio Musicale Fiorentino Gianni Tangucci. 
L’assessore alla Cultura del Comune di Padova, Flavio Rodeghiero, è stato invitato sul palco per le premiazioni ed ha salutato e ringraziato il difficile e faticoso lavoro della commissione giudicatrice, confermando, con una punta di orgoglio, la sua attenzione sempre crescente verso i giovani e la cultura.
La Stagione Lirica di Padova 2014 continua sempre al Teatro Verdi, con Madama Butterfly, venerdì 24 ottobre alle 20.45 e domenica 26 ottobre alle 16, in una fortunatissimo allestimento del Teatro Carlo Felice di Genova con regia, scene e costumi di Beni Montresor ripreso da Paolo Giani ed un cast di altissimo livello e di fama internazionale: il soprano ungherese Andrea Rost sarà Cio Cio San, il tenore Luciano Ganci nel ruolo di Pinkerton, ed il M. Tiziano Severini guiderà l’Orchestra di Padova e del Veneto ed il Coro Città di Padova.

Centenario della nascita di Giuseppe Berto, Pierfranco Bruni nominato presidente delle “Celebrazioni” dello scrittore

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CATANZARO – Pierfranco Bruni nominato, dalla Regione Calabria,  presidente del Comitato per le Celebrazioni dello scrittore Giuseppe Berto nel Centenario della nascita. Pierfranco Bruni è stato nominato dalla Regione Calabria, con decreto dell’assessore alla Cultura, Mario Caligiuri, presidente del Comitato per le Celebrazioni del Centenario della nascita dello scrittore Giuseppe Berto. Un incarico e una nomina prestigiose per uno studioso che da decenni dedica scritti, libri, conferenze e trasmissioni andate in onda sulla Rai  analizzando i vari aspetti  dello scrittore nato a Mogliano Veneto nel 1914 e morto a Roma nel 1978, ma sepolto, per sua forte volontà in Calabria a Capo Vaticano. Alla Calabria – riporta ancora un comunicato stampa – Berto ha dedicato molte sue pagine, ma soprattutto ha scelto di vivere in Calabria perché nella gente, nella terra, nella geografia mare – terra ha sempre ritrovato il senso e la ragione del vivere e della scrittura.

“Sono molto onorato di questo incarico – ha sottolineato Pierfranco Bruni – anche perché le operazioni dell’assessore Mario Caligiuri hanno rivoluzionato culturalmente la Calabria nel fare e nel pensiero lungo il tracciato di una antica eredità storico – letteraria. Un merito umano e professionale che va a Caligiuri”.
Il Comitato, presieduto da Pierfranco Bruni, che ha rivestito già ruoli istituzionali, (ha presieduto due Comitati nazionali del Mibact) e per la promozione della cultura nei Paesi esteri, punta a valorizzare l’opera di Berto e analizzando il suo amore per la Calabria e per una Magna Grecia che porta nel proprio essere l’identità del Mediterraneo, come spesso afferma lo stesso Pierfranco Bruni. 
L’assessore Caligiuri, puntuale nelle sue iniziative per la promozione della cultura in Calabria, ha scommesso fortemente sulla figura di Giuseppe Berto e con le iniziative e le attività dell’Assessorato che dirige l’obiettivo è quello di legare l’opera di Berto ad un contesto nazionale e internazionale grazie ai suoi romanzi e ai suoi saggi, che costituiscono una chiave di lettura fondamentale del Novecento europeo. 
Pierfranco Bruni ha pubblicato recentemente, in occasione del centenario della nascita di Berto, un saggio dal titolo: “Giuseppe Berto. La necessità di raccontare”,  (con riflessioni di Maurto Mazza, Gerardo Picardo, Marilena Cavallo, Micol Bruni, Claudia Rende), nel quale è presente fortemente la Calabria, ma sono presenti i legami letterari tra Berto, Camus e Pavese, il cinema, il teatro, la musica. Una lettura che internazionalizza l’opera di Berto.